Capire e interpretare le penalizzazioni di Google sulla SEO

I consigli dei nostri SEO specialist per capire e interpretare correttamente le penalizzazioni di Google sulla SEO dei siti web.

Google è un motore di ricerca, un oracolo, un vaso di Pandora dentro al quale naviga e prende vita l’intero universo digitale. Google è anche uno strumento di marketing e per chi lavora sulle tecniche di Search Engine Optimization (SEO) può diventare un vero e proprio alleato, oppure un vero e proprio incubo!

Quando si parla di SEO, le risposte alle più comuni domande su quel che bisogna o non bisogna fare per ottimizzare al meglio un sito web risultano spesso e volentieri riflessioni vaghe. Non esistono certezze perché Google, di per sé, è un mistero, probabilmente anche per chi ci lavora quotidianamente.

Tuttavia, chi analizza costantemente i dati e i risultati di Google deve fare affidamento quasi esclusivamente sulla propria esperienza. L’esperienza di un SEO specialist non si basa sulle ipotesi altrui, ma sulle risposte, positive o negative, dettate direttamente dal sistema.

Oggi abbiamo cercato di capire, insieme ai nostri esperti di posizionamento, quali possono essere le penalizzazioni di Google che vanno ad agire sulla SEO di un sito web, e che non sono assolutamente da sottovalutare: secondo Neil Patel, infatti, possono arrivare a spazzare via anche il 90% del traffico di un sito web.

Partiamo da Panda

Panda è uno degli aggiornamenti dell’algoritmo Google. Il suo nome arriva da un ingegnere di Mountain View esperto in algoritmi di apprendimento automatico: Navneet Panda, appunto. Per presentare Panda non basterebbe un’enciclopedia intera, in parole molto semplici possiamo dire che questo aggiornamento monitora la pertinenza di una pagina in relazione alle ricerche eseguite dagli utenti su Google (fonte: html.it).

Per quanto riguarda Panda, la regola numero 1 per evitare penalizzazioni è non abbassare mai la guardia. Quando è stato lanciato per la prima volta, questo algoritmo veniva aggiornato circa una volta al mese, mentre ora sembra che venga avviato all’incirca una volta all’anno. Ciò significa che le penalizzazioni derivanti da questo algoritmo sono minori nel tempo, ma che anche le migliorie vengono registrate con minore frequenza. Di conseguenza, per rimediare a un errore ci si può impiegare anche diversi mesi.

Le penalizzazioni più evidenti registrate da Panda riguardano:

– contenuti testuali poveri o inutili per i lettori;
– contenuti testuali molto brevi;
– contenuti testuali duplicati o già presenti in altre pagine;
– alta frequenza di rimbalzo.

Panda classifica quindi la qualità di ogni sito web in base al valore dei suoi contenuti, partendo ovviamente dalle reazioni degli utenti a determinate pagine. Per ogni reazione negativa (come ad esempio la chiusura della pagina entro i primi 3 secondi dall’atterraggio), Panda penalizza i siti sulla base di una soglia limite oltre la quale scatta la loro discesa verso gli inferi inesplorati della ricerca.

Ma la cosa più complessa di Panda probabilmente consiste proprio nel capire quando entra in azione. Nessun avviso, nessuna cortesia: l’unico modo per scoprire se il proprio sito è stato penalizzato da questo algoritmo è osservare, quotidianamente e con costanza, l’andamento delle proprie statistiche e prevenire il più possibile le sorprese tenendo d’occhio il comportamento dei propri utenti.

Continuate a seguirci per scoprire il parere dei nostri SEO specialist anche su altri algoritmi come Penguin e Hummimgbird.

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