Site by Site intervista l’e-commerce strategist Giovanni Cappellotto

Giovanni si presenta al pubblico di Site by Site

giovanni-cappellottoPassione per il business e grandissima curiosità sono sempre stati i due elementi che mi hanno spinto a indagare il mondo della vendita. Il commercio è attività sociale da sempre e vendere in piazze e mercati oppure vendere online sono attività che obbediscono a regole precise e codificate, al rigore dei numeri e alla capacità di immaginare i prodotti e le relazioni tra le persone. Vendere è difficile e la concorrenza, per fortuna, esiste.

Giovanni risponde alle nostre domande

I 3 consigli di Giovanni Cappellotto per chi decide di aprire un e-commerce.

Primo: aprire. Perché vale la pena aprire. Che tu abbia un negozio tradizionale o che tu voglia entrare su un nuovo mercato devi comunque pensare di affrontarlo. Per cui il primo consiglio è quello di lanciarsi.

Secondo: avere un piano economico per poter aprire, quindi valutare bene costi e benefici e tenere presente che si tratta di un investimento da fare, di una vera e propria attività aziendale da avviare. Oggi, o hai un e-commerce o commercialmente non esisti.

Terzo: insistere ed essere determinati, oltre ad avere pazienza. Non è facile. A differenza di un negozio di tipo tradizionale, dove magari subito si può avere un riscontro di vendita, sull’e-commerce il tempo è lungo perché la concorrenza è vasta. Ma se hai un buon progetto, ce la fai. Devi pazientare almeno un anno dall’avvio, inutile prometterti che in un mese si vedranno risultati. Devi pensare di crescere un po’ alla volta e avere un progetto a medio termine.

Qual è la resa delle vendite online, oggi?

Dal mio punto di vista, i migliori candidati ad avere un e-commerce sono i retailer, cioè i negozianti, perché semplicemente allargano la rete del loro bacino di influenza. Già ci sono e aumentano il proprio pubblico digitalizzando l’esperienza del cliente. E sarebbe sciocco che non lo facessero! Hanno la merce, hanno il prodotto, hanno i clienti. Se poi uno vuole costruire un progetto “pour player”, cioè fare solo e-commerce, allora è molto più difficile da gestire e si entra su un mercato complesso.

Per quanto riguarda il “cosa vendere“, funzionano bene i prodotti che hanno una vendita ricorrente. Uno tra i tanti: il mondo salute e bellezza, che per i prossimi 4-5 anni potrebbe godere di un 30-40% di introiti online dovuti proprio all’acquisto ricorrente. Un esempio banale: i prodotti del tuo parrucchiere che ordini online e che puoi scegliere o di ritirare in negozio, quando passi per una piega, o di ricevere direttamente a casa. Per quanto concerne il settore abbigliamento, il discorso è già più complesso perché molto legato al mondo delle marche. Tuttavia, se in qualche modo riesci a farti riconoscere non tanto perché vendi una marca, ma per un tipo di servizio che dai, per un valore aggiunto, anche quello diventa un bacino interessante.

Più o meno tutti possono avere degli angoli in cui sviluppare un e-commerce. La domanda è l’altra faccia della concorrenza, cioè se non c’è domanda di quel prodotto non ha senso aprire un e-commerce. Per i più coraggiosi, tuttavia, potrebbe essere interessante attaccare un mercato da un angolo diverso e proporre un punto di vista laterale sulle cose. Sempre con strategia, pena la chiusura.

Sul web stanno arrivando in tanti, ma non tutti sono preparati. Come per i negozi reali, il rischio è di chiudere velocemente. Come prevenire?

Bisogna essere preparati, prima di tutto. L’era del fai da te è passata da qualche anno. Tra l’altro, è dimostrato che tutti quelli che hanno aperto l’e-commerce nei primi anni 2000, oggi sono insignificanti. Nel senso che allora era un momento in cui si poteva azzardare con il fai da te ed emergere, ma al fai da te sono anche rimasti, senza evolversi. Se pensi all’online devi pensare a un deserto (perché sei invisibile) in cui ci sono una marea di puntini. Quanti più puntini ci sono, tanto più il cliente è distante da te perché si ferma prima, vicino agli altri. Per cui oggi hai una possibilità solo se parti con il supporto di qualcuno che ti aiuta a mettere in piedi un’impresa di comunicazione, perché l’idea del one man band che faccia tutto da solo non funziona, non più. È il passato.

L’altro aspetto da considerare è che il driver fondamentale dell’e-commerce è il traffico, cioè quanta gente porto dento li mio sito (cosa che del resto vale per tutti i tipi di attività business). Nel negozio tradizionale il traffico pedonale o veicolare lo misuri nel costo dell’affitto, perché se sei posizionato in una via commerciale piuttosto che in un centro commerciale, il costo cambia in funzione di quante persone passano. Dal momento che il traffico mantiene tutte le attività commerciali, non esiste che tu non faccia investimento sul traffico quando sei online. Quello che è il costo dell’affitto di un locale fisico, online diventa il costo di acquisizione del traffico. Non si può pensare di prescindere da ciò, per questo motivo il faidate è ormai quasi impossibile: o ti strutturi con una forma organizzata, o non ce la fai.

Ricevi subito altri consigli per aprire un’attività e-commerce efficace, contattaci!

LinkedInDeliciousEmailFacebookCondividi