Google Panda, ovvero come misurare autenticità, passione, appetibilità di un sito (?)

Google PandaTralasciando il fatto che, almeno in Italia, il nuovo algoritmo inventato da Mountain View, il Panda, non ha ancora manifestato tutti i suoi effetti, come negli Stati Uniti, c’è da dire che sembrerebbe aver risposto, parzialmente, al suo obiettivo: far guardagnare posizioni ai siti di qualità, dove per qualità si intende, qualità e unicità di contenuti, grado di interazione (misurata in termini di visite, traffico e interazioni social), grado di “spontaneità” e “naturalezza” di tale interazione, eterogeneità del traffico. Insomma, un ulteriore tentativo di premiare la “qualità” sulla “quantità” con annesse tutte le fumosità e ambiguità che questo comporta.

Alcuni fattori di cui si fa menzione, sul web e su blog e siti che parlano di SEO, nel cercare di definire che cosa veramente faccia questo nuovo algoritmo sono infatti alquanto “strani”, soprattutto perché è naturale chiedersi come facciano tali fattori ad essere opportunamente rilevati, immagazzinati e matematizzati per il corretto funzionamento di un algoritmo.

Uno di questi è la velocità: e velocità non tanto intesa come velocità di caricamento della pagina (che continua comunque ad essere, e giustamente, un fattore determinante), ma una fumosa e non ben definita velocità con la quale l’utente – che si vuole mettere sempre di più al centro di tutto – riesce a trovare quello che cerca: come quantificare questo tipo di velocità? Velocità di trasferimento dell’informazione? Certo, una buona navigabilità può aumentare enormemente questa velocità, dato che tale parametro sembrerebbe avere a che fare con il tempo che passa tra il click sulla pagina di ricerca e l’azione poi compiuta dall’utente all’interno del sito. Insomma, un ulteriore invito a cercare di capire dagli Analytics cosa fanno i visitatori una volta che sono entrati nel tuo sito.

Sempre in relazione alla centralità dell’utenza nel mondo del web, Panda vuole privilegiare, come già anticipato, i siti con un buon livello di interazione con l’utenza, il che significa non solo dotati di tutte le attrezzature social, ormai immancabili, ma anche quei siti – ed è questo l’elemento di più difficile misurazione – che presentano autenticità e passione.

Siti con autenticità e passione equivarrebbero a quei siti che presentano contenuti non solo unici e originali (ormai questo è assodato), ma anche “particolari”, di nicchia, che sanno rispondere a delle specifiche query di specifici utenti, siti che hanno poi un traffico non solo eterogeneo nelle fonti ma anche e soprattutto un traffico che si qualifica in termini di appetibilità e quindi poi affezione per un pubblico altrettanto “particolare”. Inoltre, i siti che nel futuro scaleranno forse le SERPs sono quelli che tendono ad essere il più possibile autoriali, che quindi presentino dettagli su autori e team che stanno dietro un sito, quei siti (blog) che utilizzano il tag rel=”author”.

Considerando poi il fatto che i motori di ricerca saranno sempre più personalizzabili tramite profili, ecco che la “verità” di un sito sarà misurata sempre di più dall’interazione con l’utente: detta così sembra che i siti più forti saranno progressivamente i siti non istituzionali, non necessariamente linkatissimi, non anonimi. Difficile da credere, almeno in toto: difficile da credere che un sito autorevolissimo, per anzianità, per importanza anche istituzionale all’interno del web e non solo, che abbia dalla sua tutti quei fattori di authority che fino al 2011 compreso valgono ancora moltissimo, perda posizione a favore di un blog molto autoriale, che tratta argomenti “particolari” e di nicchia, che presenta passione e autenticità. Almeno non nella ricerca “impersonale” dell’utenza non loggata :P

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