Farmville e gli altri: perché piacciono tanto

Farmville social gamingCurare le piante e allevare gli animali, entrare a far parte della criminalità organizzata, giocare d’azzardo: queste attività ci portano immediatamente ai social games – e per la precisione agli ormai cult-games Farmville, Mafia Wars, e Texas Hold’em – un fenomeno della rete ormai consolidato che attira un’utenza dell’ordine di decine di milioni.

Perchè piacciono tanto? La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo: quel che è certo è che tra gli utenti di Facebook, la piattaforma più usata per il social gaming, per Farmville e Pet Society (quest’ultimo ormai in discesa) c’è una vera e propria assuefazione.
Quando assistiamo al fenomeno di persone che passano molto del loro tempo nel mondo di Farmville – un mondo contadino lontanissimo da quello delle mura domestiche – pensiamo certo alla voglia di evasione implicita nell’utilizzo di qualsiasi piattaforma di gioco, dal Nintendo DS al PC: ma il social game presenta caratteristiche che vanno al di là del gioco tradizionalmente inteso e del gioco per consolle come si presenta oggi.

In un interessante articolo di John Davison (lo trovate qui: www.gamepro.com/article/news/214955/social-games-are-the-new-coin-ops) il social gaming è paragonato al fenomeno della arcade machines, le storiche sale-giochi degli anni Ottanta, relativamente alla forte spinta che ha il giocatore nel proseguire il gioco per “sbloccare” il livello successivo pagando di tasca propria. Una volta c’erano i gettoni, oggi ci possono essere soldi veri, per la gioia delle aziende produttrici.
Le sale giochi erano luoghi di aggregazione: oggi la socialità di Farmville e company sta nella possibilità del giocatore di condividere i propri risultati con gli amici online, di vantarsene anche, di collaborare con loro per far andare bene la propria fattoria acquisendo nuovi oggetti e nuove funzionalità. Un po’ come avviene in alcuni giochi della Nintendo, che sfruttano sempre più la possibilità della connessione online, da Animal Crossing – per certi versi simile a Farmville – al Professor Layton, che sollecita una sana competizione nel risolvere enigmi sempre nuovi.

Attiva partecipazione, condivisione, tempo di gioco relativamente lungo: il social game prende dal gioco tradizionalmente inteso alcuni fra i suoi aspetti migliori. In più il suo essere intrinsecamente “sociale” vuole, come per una sito web o un blog del resto, continui aggiornamenti e feedback al cliente-giocatore per farsì che non se ne stufi.

C’è chi dice che il futuro dell’universo ludico stia proprio nel social gaming: quel che è certo è che lo stesso gioco per consolle, soprattutto la Nintendo con la sua Wii, sta prendendo sempre più una direzione “sociale” – dopo la fase un po’ “in solitaria” del gioco anni Novanta. Si può dire che le sale giochi siano tornate sotto nuove forme, e di successo.

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