Nel bene o nel male, purché se ne parli (via email)

Newsletter, banner e landing page: il web è tempestato di pubblicità brutte perché funzionano?

Newsletter, da news (notizie) e letter (lettera), è il termine con il quale si indica quel mezzo di comunicazione digitale che permette di diffondere messaggi pubblicitari o informativi attraverso la posta elettronica. Inutile ricordarlo agli addetti ai lavori, anche se a volte servirebbe ripartire dalle basi, dalle origini, tornare alla realtà genitrice del presente per valutarne le evoluzioni, buone o sbagliate che siano, e correre ai ripari.

Facer de necessitate virtute, diceva Virgilio: in un’era in cui tutto, digitalmente parlando, è possibile, accade che i cosiddetti artigiani del web, ma forse non quelli autentici, chiudano le virtù nel cassetto della loro scrivania, insieme alle loro ambizioni, per dare più spazio alle mere necessità di accaparrare click. «Nel bene o nel male, purché se ne parli»: Oscar Wilde non pensava di certo che la pubblicità del ventunesimo secolo avrebbe sposato così bene il suo pensiero, eppure è proprio con questa citazione che, oggi, si giustificano le più orride comunicazioni e strategie digitali.

> Blog: flop o top? Leggi l’intervista!

newsletter spazzatura

Più sexy, più click

L’involuzione naturale che porta ogni giorno le nostre caselle email a fagocitare brutture da mattina a sera parte proprio dalla perdita di quelle competenze-virtù che affondano le loro radici nella mancanza di cultura personale e di aggiornamento professionale.

Ecco che un seno prorompente diventa l’unico mezzo per vendere un antifurto; un sedere sporgente l’unico modo per attirare l’attenzione su un casinò; una pecora con la testa d’uomo sembra l’unica idea possibile per far parlare di un agente immobiliare che altrimenti sarebbe uguale a tutti gli altri.

Incredibile ma vero: molto spesso queste comunicazioni funzionano. Funzionano se l’obiettivo generale si esaurisce nell’attirare click e nell’aumentare il traffico a siti di brand spesso ignari del fatto che il target a cui si rivolgono è costituito per lo più da persone completamente disinteressate al prodotto o al servizio che «inseguono».

newsletter trash

banner brutti


L’insostenibile bruttezza dell’essere digitale 

E quando nemmeno il sexy vende, tanto vale esaltare il trash: chi non si affiderebbe a un servizio rassicurante come questo?

6

pubblicità pessime

Errare humanum est. Ma non SEO 


9Poi ci sono le newsletter e i banner concepiti cinque minuti prima di nascere con lo scopo di posizionarsi in qualche angolo remoto di Google o della memoria di chi sa chi. Insieme al disinteresse generale, trascinano con loro per settimane, se non per mesi, errori di battitura o vizi di forma madornali, a volte inquietanti, sapientemente distribuiti su almeno il 20% del testo complessivo.

newsletter con errori

Infine, Google Translator miete vittime anche in casa Twitter!

errori newsletter

Ti piace questo post? Condividilo sui social network!

LinkedInDeliciousEmailFacebookCondividi